Titolo : LA DONNA DAL KIMONO BIANCO 
 
Autore : Ana Johns
 
Casa Editrice : Tre60

Recensione

LA DONNA DAL KIMONO BIANCO – Ana Johns

Bello. Anzi bellissimo. Credo che in questo termine si possa racchiudere tutto ciò che trasmette questo romanzo. O almeno ciò che ha trasmesso a me.

Confesso che erano anni che non mi capitava di leggere un libro e sentirmi talmente coinvolta da arrivare a soffrire e addirittura piangere durante alcuni passaggi davvero intensi.

Due storie che si intrecciano lungo la linea del tempo.

Una scrittura davvero magistrale, intensa, asciutta senza eccessivi fronzoli ma incisiva quanto basta per incatenare il lettore a ogni riga, a ogni pagina, che si ritrova ansioso di consumare la storia per poter sapere cosa accadrà poi, nella pagina successiva, nel capitolo seguente… cosa deciderà di fare Tori in un’America dei nostri tempi, cosa sarà costretta a fare Naoko in un Giappone lontano sia nel tempo che nello spazio.

Due donne unite da un filo, da una storia, senza nemmeno saperlo. Unite da un solo uomo, un gaijin come veniva definito in Giappone dopo pochi anni dall’occupazione, quando gli americani erano ancora il nemico, l’usurpatore, quando l’odio era ancora palpabile e la ferita di una sconfitta non ancora sanata.

Un ragazzo innamorato, un padre amorevole, due donne, una figlia e una sposa mai rivelata al mondo, ma anche mai dimenticata, un destino avverso che si è divertito a giocare con le vite di due innamorati, con la vita di una giovanissima Naoko, schiacciata da un’educazione rigida e dal rispetto che si sente di dover dare alla famiglia, destinata a un matrimonio combinato che non vuole accettare.

Una giovanissima e determinata diciassettenne che decide di combattere per un amore contrastato, proibito, di combattere per il proprio futuro, la propria felicità ma che, purtroppo, il destino piegherà e prostrerà fino a costringerla a compiere una scelta che nessuna donna dovrebbe mai compiere, nessuna donna dovrebbe essere mai costretta a compiere. 

E qui, proprio per questa scelta, io ero già in un lago di lacrime. Con il cuore straziato e il senso di frustrazione che spingeva desideroso di ribellarsi a quel fato crudele.

Ammetto, come accennato prima, che erano davvero anni che un libro non mi emozionava a tal punto, non mi faceva sentire parte di un’atmosfera, di una storia, che non mi faceva sentire in sintonia con la protagonista vivendo e soffrendo i suoi tormenti.

E poi c’è Tori, giornalista dei nostri giorni, legata a Naoko senza nemmeno esserne cosciente, che assiste il padre ormai alle ultime battute della sua vita e proprio in quel frangente di dolore e disperazione scopre che l’amato padre ha vissuto anche un’altra vita, una vita di cui lei non era nemmeno a conoscenza… tutto parte da una lettera che cambierà il destino di Tori, scuotendo nel profondo le sue convinzioni e rimettendo in discussione le sue origini…

«Cos’è la verità se non una storia che raccontiamo a noi stessi?» diceva. Poi mi strizzava l’occhio, mi dava un buffetto sul naso e mi lasciava a discernere la realtà dalla fantasia. Una cosa che stavo ancora facendo.

Ma quella lettera dal Giappone… quella era reale.

Scritto sfruttando i due filoni narrativi, quello storico ambientato nel Giappone di fine anni Cinquanta del Novecento, e quello attuale negli Stati Uniti.

Una scelta narrativa che permette di saltare avanti e indietro nel tempo ma che non disturba affatto la fluidità del narrato, anzi rende la lettura stimolante.

Nel presente Tori si attiva per una ricerca che sembra titanica e quasi impossibile mentre, parallelamente, il lettore scoprirà la vicenda di Naoko che vive nel 1957 in un Giappone rigido, ancorato a tradizioni secolari però permeato da atmosfere magiche, quasi fiabesche, clima che si contrappone con una cruda e dura realtà che ancor’oggi esiste in anfratti del mondo nemmeno tanto dimenticati.

«La guerra ha distrutto milioni di vite, Naoko. Ha quasi annientato il nostro Paese e l’occupazione americana ha appena esaurito i suoi effetti e tu… tu te la fai con loro, indossi i loro abiti, ascolti la loro musica, vuoi addirittura sposartene uno.» Taro prende a camminare nervosamente su e giù. «Come pensi che il tuo comportamento possa riflettersi sulla nostra famiglia? Sulla nostra possibilità di riprenderci?».

Due donne in definitiva differenti tra loro ma inconsapevolmente legate l’una all’altra e altrettanto determinate.

Una determinata ad andare a fondo della verità su quella che scopre essere l’altra vita che ha vissuto il padre, ormai morto.

Una determinata a vivere quella vita di felicità permessa solamente dal coronamento del suo amore, anche se contrario a tutte le convenzioni sociali e della sua famiglia, nonché decisa a veder nascere la sua bambina, una bambina di sangue misto che, nel suo intimo lei lo sa, dovrà affrontare discriminazioni e difficoltà in un ambiente ostile.

Ma Tori non si arrende.

Ma Naoko non si arrende.

D’un tratto il posacenere assunse un altro significato: un simbolo di tutto ciò che aveva perduto. Un’altra figlia e una vita diversa. 

Cosa non andava in questa? 

La rabbia affondò le dita dei piedi nelle acque del dolore e le agitò. Colsi il riflesso della mia espressione angosciata sulla superficie metallica del posacenere, poi lo rimisi sul tavolo e guardai altrove, ma le increspature di quella pozza di dolore si propagavano ovunque. 

Cos’altro avevo frainteso, e come avrei dovuto comportarmi, data questa nuova consapevolezza?

I personaggi sono ben delineati e perfettamente coerenti con i rispettivi ruoli, sia le due protagoniste principali che tutti i personaggi di contorno, che da contorno non fanno perché tutti a loro modo sono determinanti per il dipanarsi della vicenda.

Tutte le vite che entrano in contatto con Naoko si intrecciano a quella della ragazza e hanno un ruolo decisivo perché la storia giunga alla sua conclusione.

Sia i personaggi che la amano sia quelli che si ritrovano a essere suoi nemici, anche se, in questa storia la linea tra amici e nemici è sottile e spesso labile, i personaggi più negativi, in qualche modo, vengono compresi, non giustificati, ma compresi nelle loro scelte, tranne la direttrice Sato, quella no, quella è proprio un mostro che non merita pietà!

La storia attinge da fonti e vicende vere e realmente accadute e questo forse riesce a renderla tanto viva e palpitante, cosa che in commistione alle doti narrative dell’autrice riesce a far emozionare il lettore e farlo immergere completamente nella vicenda.

La scrittrice dipinge con le parole, pennellate di colori tenui nei passaggi dolci, romantici, o nella descrizione delle atmosfere di magia che catapultano in un passato e in un Paese decisamente misterioso, per passare poi a colori più decisi, spesso cupi, nei passaggi forti, cruenti e dolorosi come la vita vera.

In sintesi un romanzo che mi sento di definire stupendo, una storia difficile da dimenticare, per tanti motivi ma forse anche per il suo finale straziante che mi ha lasciato un senso di latente e sordo dolore annidato in fondo all’anima.

Da leggere assolutamente!

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Trama

LA DONNA DAL KIMONO BIANCO – Ana Johns

Giappone, 1957. Il matrimonio combinato della diciassettenne con il figlio del socio di suo padre garantirebbe alla ragazza una posizione sociale di prestigio. 

Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone viene definito un gaijin, uno straniero. 

Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. 

Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre…

Stati Uniti, oggi. Tori Kovač è una giornalista. Mentre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. 

Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici…

LA DONNA DAL KIMONO BIANCO – Ana Johns
Buona lettura, Adele.

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