Penelope White

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Penelope White

Salve readers oggi vi invito a dare il benvenuto all’autrice di uno dei libri che più mi hanno sconvolto e conquistato da quando collaboro col Blog.

Lei non è al suo primo lavoro, anche se è il primo per me, ha un cognome straniero ma è italianissima, signore accogliamo nel salotto di Recensioni Young Adult, l’autrice di Lovesick: Penelope White.

Benvenuta Penelope, parlaci un po’ di te…

Grazie, gentilissima, felice di essere qui.
Allora mi presento, mi chiamo Penelope White e ho 29 anni.
Sono un’autrice esordiente.

La mia è una storia abbastanza particolare perché non sono mai stata una patita della lettura, anzi, odiavo tenere un libro tra le mani.

Ma quando, qualche anno fa, mi è capitato, per caso, After, di Anna Todd, non ho più smesso di leggere e il mio amore per questo genere è come esploso all’improvviso, travolgendomi completamente!

Oggi sono io che scrivo, nonostante non abbia mai smesso di leggere; cerco di riportare qualcosa di me in ogni pagina; cerco di trasmette emozioni, almeno la metà di quelle che provo io quando batto i polpastrelli sui tasti del mio pc!


Mia sorella mi ha chiesto tante volte il perché io abbia iniziato a scrivere e, inizialmente, non sapevo mai
bene cosa rispondere.

Vi è mai capitato di leggere una storia e non essere completamente d’accordo con l’evolversi del racconto?
Con le decisioni prese dai personaggi?

Ecco, diciamo che ho cominciato proprio così: volevo avere la possibilità, almeno per una volta, di creare io una storia e decidere io l’evolversi degli eventi!


Non so se mi sia riuscito appieno, ma so che mi sento bene quando la fantasia prende forma su quel foglio
bianco di word.

Come sai ho recensito io Lovesick e permettimi di farti ancora i complimenti, perché è un libro davvero eccezionale. Ho apprezzato ogni singola parola, ogni sfumatura emozionale che sei riuscita a dare, ho finito
di leggere con le palpitazioni e gli occhi colmi di lacrime non versate, ma pronte a tracimare.

So che per scrivere questo romanzo ti sei dovuta documentare sulle sindromi di cui parli, sugli effetti e sulle dinamiche da cui scaturiscono, ma quanto è stato difficile per te parlarne?…

Prima di tutto grazie davvero dei complimenti e sono felicissima ti sia piaciuto così tanto.
Sì, come per altri miei libri, ad esempio “the MISTRESS”, c’è stato un importante studio dietro.

Questa volta è stato molto più approfondito dal punto di vista psicologico e psichiatrico, in quanto mi sono
avvalsa di manuali di psicologia e psicoterapia e del sostengo professionale della psicologa e psicoterapeuta

Silvia Garozzo, che ancora ringrazio infinitamente di tutto. Non è stato semplice entrare in un mondo come quello della Sindrome di Stoccolma, degli amore malati e del rapporto insano tra vittima e carnefice, ma alla fine ho cercato di immedesimarmi quanto più possibile e ricreare una storia quanto più realistica e veritiera, anche se ovviamente sempre romanzata.

1) Come è nata la decisione di affrontare questa tematica così difficile, emozionale e dolorosa? Hai preso
spunto da fatti realmente accaduti?

In realtà, come già accennato in precedenza, i fatti non sono realmente accaduti, ma molti comportamenti,
molte reazioni umane, molti processi psicologici sono stati riportati da spiegazioni accurate da parte di professionisti del mestiere; da cui ovviamente ho preso spunto per andare a strutturare la storia di Lucille e
Jason.

Diciamo che, se dovessi descrivere con una frase la storia da me ricreata, ‘nulla è lasciato al caso’ sarebbe quella perfetta; proprio perché ogni singolo pensiero, ogni frase e ogni azione dei due protagonisti ha le sue motivazioni.

Inizialmente non riuscivo a entrare nel mood del libro, ho dovuto ricominciarlo da capo prima di trovare la mia chiave di lettura, ma una volta capito quale fosse il flusso dei pensieri, non sono più riuscita a smettere.
È stata una lettura travolgente, mi hai incatenato al testo senza possibilità di scelta, e credimi non mi capita
spesso.

2) Perché fra tanti crimini, proprio un rapimento?

Perché credo che un il rapimento tolga l’elemento vitale per l’essere umano: la libertà. Senza libertà ci ritroviamo a dover sopravvivere aggrappandoci a qualcos’altro che ci garantisca sicurezza; magari una personalità più forte della nostra. Sono processi mentali automatici che non controlliamo, nonostante non siano ‘normali’. E questo è ciò che è accaduto a Lucille.

3) All’inizio ciò che colpisce è l’arroganza di Lucille, è irrispettosa, superficiale e soprattutto ingiusta. Ingiusta
perché invece di apprezzare tutto l’amore e la cura che le da sua madre, lei idolatra quel padre che è capace di darle solo cose materiali. Immagino ci sia una decisione precisa dietro questa scelta , quale?

Dobbiamo pur sempre pensare che si tratta di un’adolescente: una ragazza di 19 anni che, se pur con
determinati limiti, resta legata al padre, un po’ come accade per la maggior parte delle ragazzae sin dall’età infantile. Diciamo una sorta di complesso di Edipo irrealizzato, ma che comunque spinge Lucille ad avercela con la madre per una mancanza del padre dentro il proprio nucleo familiare.

Inoltre dalla descrizione della storia ho fatto comunque evincere una mancanza di comprensione, oltre che
di comunicazione, tra le due, tipica del periodo adolescenziale che ha alimentato in Lucille la sua avversione alla figura materna.

4) Al contrario, pur descrivendo Jason come il delinquente che è, quando gli hai permesso di raccontare la sua vita, ho avuto la sensazione che gli stessi offrendo una scusante, come se il fatto di non aver avuto una famiglia che lo amasse, lo guidasse e lo proteggesse, giustificasse, sia pur in minima parte le sue azioni. Mi sbaglio?

Beh, io credo che il male che facciamo, nello specifico quello che ha fatto Jason, non sia mai del tutto innato. Le nostre azioni restano il frutto di come abbiamo vissuto, di come siamo cresciuti.

Diventare, in un certo senso, ‘cattivi’, ecco come definirei l’evoluzionismo della specie umana, al fine di sopravvivere in ambienti particolari come quelli in cui è nato Jason.

5) Quando ho finito di leggere il libro, l’ho scritto nel gruppo del Blog e una collega mi ha chiesto se ci fosse
“il lieto fine”. La mia risposta è stata che realisticamente parlando c’è il lieto fine, perché al di là del fatto che anche io, quando leggo un romanzo preferisco ci sia un lieto fine, nel tuo romanzo non avrei sopportato se alla fine della fiera loro fossero rimasti insieme, ma scommetto che non tutti sono della mia opinione, hai avuto “lamentele” per non aver fatto finire Jason e Lucy insieme?

Sì, decisamente. Ma diciamo che io non avrei pensato al finale di Lovesick in nessun altro modo, nella maniera più assoluta.

6) Cercando notizie su di te e sul tuo lavoro, ho visto che tra il tuo lavoro precedente e questo, è passato quasi un anno. Ti sei presa una pausa o per questo libro ti è servito così tanto tempo?

Allora, ho scritto in realtà, tra “the MISTRESS” e “Lovesick”, una raccolta di 12 mini racconti erotici “Latens Somnia”, precisamente uscita nella primavera di quest’anno, 2020.

Questo perché non ha avuto bisogno di particolari approfondimenti psicologici.
Mentre per gli altri romanzi dedico almeno 6 mesi tra studi, stesura e revisione.

7) Mi parli un po’ dei tuoi lavori precedenti? Dammi una ragione per ognuno, per cui dovrei leggerli.

Allora ho iniziato a scrivere con la Dilogia “Come una foglia d’inverno”, il primo volume uscito nel Luglio del 2018 e il secondo nel Novembre dello stesso anno.
Una storia struggente, chi l’ha definita anche mafia romance, oltre che erotico, di un triangolo amoroso
intenso e devastante tra April, Jay e Matt.

Poi il 14 Febbraio del 2019 ho pubblicato il mio primo Romance M/M, dedicato al protagonista maschile
secondario della Dilogia, Matt, che aveva bisogno di uno spazio tutto suo, dove poter raccontare la sua storia, prima, durante e dopo April. Nonostante sia lo spin-off della Dilogia, si legge anche indipendente da essa, ma ovviamente farà spoiler.

Nel luglio 2019 esce il BDSM Romance “the MISTRESS. Quando il cuore è celato da un corpetto di pelle nera”. Questo è stato il mio primo romanzo che ha preteso una forte ricerca dietro le quinte.

Una ricerca che posso definire antropologica e sociale, rispetto quella più tecnica come lo è stata invece con il romanzo successivo Lovesick. Questo perché sono entrata in contatto con persone del mondo del BDSM, conoscendo realtà diverse e cercando di carpirne a fondo il significato, prima di iniziare a scrivere la storia di Angela e Robert.

Nel marzo del 2020 esce la raccolta di 12 brevi racconti erotici “Latens Somnia”, rilassante e easy rispetto ai
miei precedenti lavori, che tratta la psiche femminile e i sogni più reconditi e nascosti che una donna non confesserebbe mai. Inoltre ha connotazioni erotiche molto più forti rispetto agli altri romanzi.

Poi, giugno 2020, esce Lovesick, il mio primo Dark Romance.

8) Quando hai delineato i tratti di Jason avevi in mente un presta volto? Chi?

Sì, senza ombra di dubbio Josh Mario John – conosciuto sui social come Spizoiky – è un modello canadese hipster con gran parte del corpo tatuata (mani comprese). Muscoloso, biondo con la barba lunga, sembra un vichingo ed è sicuramente lui il mio Jason, senza ombra di dubbio!

9) Ho apprezzato che nel momento della liberazione, la morte del padre renda impossibile a Lucy, sapere se Jason le aveva detto la verità o era solo un trucco per poterla liberare, permettendole così di non avere la certezza che al padre di lei non fregasse proprio nulla, allo stesso modo però non ho apprezzato fino in fondo la scelta di non dire a Jason di essere diventato padre neanche in punto di morte. Perché questa scelta?

Perché credo che la vita vada proprio così: mai nel verso giusto.

10) Hai già in mente un nuovo progetto? Vuoi parlarcene?

Sì, certo. Sto studiando, grazie all’aiuto della Dottoressa in psicologia Carolina, il suo progetto NarciStop, ovvero un progetto che si occupa di aiutare tutte le persone abusate da narcisisti patologici, manipolatori perversi e personalità bordeline.

Questo perché il mio prossimo romanzo, dalle tinte ancora più Dark del precedente, tratterà proprio questa tematica, concentrandosi, specificatamente sul sin dove può arrivare la violenza psicologica in un essere umano e quali danni potrebbe arrecare.

Come avrai notato, io adoro leggere, ma anche conoscere le ragioni nascoste dietro ogni scelta fatta durante la scrittura di un libro. È arrivata l’ora dei saluti, ti rinnovo i miei complimenti e a nome mio e di tutto lo staff di Recensioni Young Adult ti ringrazio per la tua disponibilità e ti do appuntamento a presto col tuo prossimo libro, grazie, Jenny.

Grazie a voi, gentilissimi come sempre.

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Penelope White

Recensione

Lovesick, gli estremi dell’amore – Penelope White