DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Melampo Corpoluvo

Ciao e grazie di aver accettato questa intervista, questo è il primo romanzo che scrivi e che pubblichi in self, però ho notato che hai scritto anche su wattpad questa storia.

  • Cosa ti ha spinto a creare un vero e proprio libro?

Il primo impulso a voler scrivere un libro mi è sorto ancora più di dodici anni fa, quando andavo all’università. 

Studiavo Lingue e Letterature Straniere e iniziavo a leggere un numero di romanzi superiore a quanto ero abituato negli anni precedenti. 

Più leggevo i romanzi altrui e più in me saliva da dentro la voglia di scrivere le mie storie. 

Non ho mai abbandonato questo desiderio, nemmeno durante gli anni seguenti che, a causa di molti impegni e problemi, mi hanno costretto a ritardare la realizzazione di questo desiderio. 

Negli anni la mia mente ha sempre partorito storie e trame, ma senza trovare uno sfogo cartaceo o digitare su cui dar loro una forma. 

Poi, a settembre del 2019 ho scoperto Wattpad ed ho deciso di buttarmi. Il libro piaceva alle lettrici e ai lettori e alla fine, all’inizio del 2020 ho preso la decisione di pensare seriamente alla pubblicazione. 

Quindi ho contattato una Editor e ho aggiornato le mie competenze nei software di impaginazione e di grafica professionali per rendere il mio progetto realtà. 

Una cosa che mi ha reso molto felice di questo libro è che ho potuto disegnarne anche la copertina, dando quindi al lettore qualcosa di personale anche nell’estetica del libro.

  • Raccontaci perché hai scelto questo nome per farti riconoscere come autore?

Il nome l’ho scelto ancora nel 2010, quando stavo preparando una raccolta di poesie che avevo scritto e cercavo un nome che in un qualche modo mi riflettesse. 

Melampo Corvolupo è l’unione di quattro simboli. 

La Mela sta per il desiderio di conoscenza, Il Lampo è l’idea (ho una mente molto attiva e sono continuamente bombardato di idee che mi vengono molto velocemente e all’improvviso), Il Corvo e il Lupo sono invece due dei miei animali totem. 

Il Corvo vola in alto e cerca di guardare la realtà da lontano, con distacco, cercando al contempo di captare un insieme più grande dei fatti, il Lupo invece si nasconde nei boschi, nelle tenebre. 

Il Lupo sonda ciò che è nascosto, per portarlo assieme al Corvo alla luce, quindi al lettore. E questo è un po’ anche il mio stile narrativo, ossia la ricerca di qualcosa di più nella trama. 

Qualcosa che resti al lettore. Un messaggio speciale, una riflessione.

  • Come è nata questa storia? Cosa ti ha ispirato?

Questo libro ha una storia un po’ particolare e se devo essere sincero penso che sia stato proprio il destino a farlo diventare il mio primo romanzo. 

“Il Ragazzo Che Veniva Dall’Armadio”, infatti, non doveva essere il mio primo romanzo. 

Avevo in cantiere già tre belle trame fra cui scegliere, ma non sapevo decidermi. 

Poi nel marzo del 2017, dopo aver terminato di scrivere alcuni racconti per un Concorso al quale non sono stato considerato (cosa ripetutasi con mio rammarico nel 2019), sentivo la necessità di scrivere liberamente qualcosa. 

Non capivo di cosa si trattasse però sentivo che dovevo partire dalla stanza di una bambina negli anni ’90 e da un incontro casuale con un personaggio fantastico. 

È stato così che, influenzato dai miei studi in Relazioni Internazionali, ho buttato giù di getto le prime 40 pagine di quel racconto, per poi accantonarlo in un cassetto e dimenticarmene per circa due anni. 

Quando scoprii Wattpad, iniziai a pubblicare le mie poesie ma vedevo che molti pubblicavano con cadenza capitoli di romanzi: volevo anche io condividere una storia con gli altri. 

Ho quindi ripescato quel racconto lasciato a metà, l’ho riletto e in una notte ho pubblicato tutto quello che avevo scritto. 

Ai lettori piaceva, e questo mi incentivava a portarlo a termine. Ormai però quel breve racconto aveva già iniziato a diventare qualcos’altro. 

La storia americana, all’inizio appena accennata (anche se comunque ricercata: tutti i fatti storici narrati sono frutto di uno studio e sono a prova di confronto) iniziava a prendere un peso maggiore. 

Nuovi personaggi, come Kenneth e Annalise, andavano ad aggiungere qualcosa di diverso. 

Il 2 gennaio 2020 ho pubblicato l’ultimo capitolo e mi ero reso conto di aver scritto qualcosa che andava a raffigurare un valore molto più intenso di quello che avevo preventivato all’inizio. 

L’ispirazione, in gran parte, è venuta pero non solo dalle mie conoscenze storiche ma anche dal mio interesse innato per il mondo dei defunti e le connessioni tra i vivi e i morti. 

È un tema che ho sempre sentito molto vicino e che penso che in sua misura mi avvicini molto al lettore.

  • Ovviamente le biglie sono una metafora nella storia, esiste una leggenda su di esse oppure è tutto frutto della tua immaginazione?

È tutto frutto della mia immaginazione. 

Quando ho ideato la scena di Nathaniel che va visita per la prima volta a Kendra bambina sapevo già chi era quel bambino e avevo bisogno di un simbolo che rappresentasse l’idea delle molteplici possibilità che Kendra avrebbe avuto nella vita. 

Quando le resta in mano una sola biglia fra tutte quelle che si sono sparse per la sua cameretta, lei è praticamente entrata in contatto con il suo destino. 

Lei aveva scelto Nathaniel nel momento esatto in cui era rimasta con quella biglia, i cui disegni e significati andranno poi a riflettere il prosieguo della storia.

  • La tua scrittura è ricercata e molto intrigante, da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere quando avevo 16 anni, inizialmente poesie in inglese. Poi, dai 21 mi sono spostato alla poesia italiana (sonetto, versi liberi, ecc.) 

La poesia è stata il mio banco di prova per la narrativa. 

Sempre a quell’età in parallelo mi esercitavo nella prosa, ma il passaggio definitivo l’ho fatto nel 2016, quando, stanco dei versi, ho voluto disporre di una spazio espressivo più ampio. 

I racconti che scrivevo, tuttavia, mi sembravano sempre di più una gabbia. E così sono finito nel romanzo (anche se l’idea di arrivare a questo era partita da molto prima). 

In sintesi, posso dire che il mio stile è stato influenzato da un lungo esercizio. Volevo essere pronto per questo grande passo.

  • Cosa ami leggere?

Ho letto molti romanzi, anche in lingua straniera. Ho una predilezione per le autrici femministe e post-femministe inglesi del ‘900: Angela Carter in primis (le ho anche fatto un piccolo tributo in una scena), fra i suoi romanzi adoro “I Buoni e i Cattivi”, “La Passione Della Nuova Eva” e tutte le raccolte di fiabe che ha scritto. 

Adoro tutta la letteratura inglese dal ‘700 alla prima metà del ‘900 (lo so, come gusti sono molto sul classico) come anche gli autori francesi dello stesso periodo, con una passione per Pierre Loti e Julien Green. 

Amo i romanzi che hanno strutture forti e ben studiate. 

Per ciò che riguarda la letteratura contemporanea mi piacciono molto le nuove autrici inglesi e americane della nuova ondata letteraria femminista, quali MacKenzi Lee (The Gentlemen’s Guide To Vices And Virtues) e Camille De Angelis (Bones & All).

 

  • C’è un rito scaramantico che fai quando pubblichi un libro?

Trattandosi del primo devo ancora stabilire una tradizione. Tendo però a scegliere una data che abbia per me un significato importante. In questo caso ho fatto coincidere l’uscita con il mio compleanno.

  • Avrei voluto leggere un incontro magico e romantico tra i due protagonisti, pensi di poter sperimentare altri generi: tipo il romance?

Se devo essere sincero l’idea mi stuzzicherebbe molto. Mi piacerebbe un giorno scrivere un romance e anche un horror. 

Sono due generi che penso potrebbero riuscirmi molto bene.

In verità, ammetto che persino la mia editor ha avuto problemi a inserirmi in un genere di appartenenza, forse perché vivo molto male le regole che i generi impongono allo svolgimento della trama. I cosiddetti “canoni da seguire”. 

Mi lascio più guidare da me stesso. Comunque più avanti mi piacerebbe scrivere un romanzo con una bella storia d’amore, e se verrà considerato fra i romance per me sarebbe un motivo di vanto.

  • Pensi che esista un mondo parallelo al nostro nella quale ci sia un limbo dove le anime incompiute aspettano di essere liberate? Questa parte mi ha molto affascinato.

Penso di sì. Sono convinto che ci sia un ciclo dall’altra parte. Un qualcosa che noi non possiamo conoscere ma che possiamo solamente intuire. 

È come se il nostro mondo, quello dei vivi, fosse diviso da una tenda di tessuto bianco molto spessa ma dalla filatura non del tutto opaca. 

C’è qualcosa dall’altra parte, e forse esiste anche un luogo in cui anche le anime che hanno sofferto possano curare le proprie ferite così da essere pronte a vivere una vita migliore. 

È importante non negare mai all’anima una seconda possibilità. Non parlo solo del Limbo, come la mia mente ha cercato di dipingerlo, ma di tutta una serie di dimensioni. 

Dimensioni che esistono non tanto per seguire una gerarchia fissa di punizioni e premi, di inferni e paradisi, come vogliono molte religioni istituite per dettare dei comportamenti sull’individuo. 

Penso vi siano tante dimensioni che sono in funzione dei bisogni dell’anima, per condurla verso un proprio sentiero che solo quell’anima può scoprire.

  • Stai scrivendo altro? Puoi darci qualche news in anteprima?

Sto già lavorando al secondo romanzo con l’obiettivo di pubblicarlo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. 

Sulla trama non posso dire nulla tranne che si tratta di una storia originale e nuova (non sono propenso ai sequel) e questa volta vorrei riuscire a dare ai miei lettori quello che non ho potuto dare con “Il Ragazzo Che Veniva Dall’Armadio”, ossia le mie illustrazioni. 

La prima pubblicazione è sempre la più difficile, perché da autopubblicato devi imparare a occuparti di quelle mansioni che in una casa editrice vengono svolte da più persone. 

In un anno di lavoro ho impiegato tre mesi per scrivere il libro e i restanti nove solo per questioni tecniche e grafiche. 

Questa volta parto già equipaggiato e tenterò anche la doppia pubblicazione con l’edizione in inglese. 

Insomma, un lavorone. Ma il cuore mi dice che devo seguire questo sentiero fino in fondo.

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