DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Amalia Frontali

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Amalia Frontali

Salve readers, ormai mi conoscete da quasi un anno e sapete quali generi amo e da quali mi tengo alla larga, ma oggi vi sorprenderò, vi presenterò un’autrice che scrive un genere ben lontano dai miei preferiti. 

Lei ha scritto il romanzo storico edito da NUA Edizioni il 28 gennaio che ho recensito in anteprima: Maria nata per la libertà. 

I libri storici sono molto lontani dal mio gusto, ma ho scelto di leggerlo mettendo da parte il mio odio per la storia, e mi sono potuta godere un libro bellissimo. 

Readers diamo il benvenuto nel salotto di Recensioni Young Adult alla bravissima Amalia Frontali.

 

Amalia vuoi raccontarci qualcosa di te?

 

Ciao a tutti. Innanzitutto grazie mille di questa bella accoglienza, al romanzo e a me.

Sul mio conto c’è da dire pochissimo. Conduco una vita molto ordinaria in campagna, lavoro nel campo dell’IT, leggo per vocazione e scrivo per divertimento.

 

1) Come ho già sottolineato non amo i romanzi storici, ma ho davvero apprezzato il tuo. In mezzo a tante storie che potevi raccontare perché hai scelto proprio quella di Maria Peron?

È stata lei a trovare me, a dire il vero. 

È balzata fuori dal web in una fotografia sgranata, a seguito di una ricerca maldestra: una giovane donna compatta, in piedi su una roccia, con uno sguardo insieme timido e franco. 

La didascalia di tre righe non esauriva la curiosità e mi sono ritrovata a seguirne le tracce come un segugio. Da lì a voler raccontare la sua storia il passo è stato breve.

 

2) Ogni fatto riportato è rigorosamente vero e verificabile, ma l’umanità che hai conferito al racconto, quella è tutta tua. Come sei riuscita a rendere quei fatti tanto dolorosi un romanzo così piacevole?

 

Sono davvero contenta che risulti piacevole, non è facile trovare un registro per narrare la guerra senza cadere nella retorica o nella cronaca.

Ho provato a immedesimarmi nella protagonista, una donna piena di umanità che si trova in una situazione che invece spinge ad essere disumani. 

Penso che questo contrasto, e continuare a chiedersi il significato delle proprie scelte, senza cadere nella passività o nella paura, siano il cuore del personaggio.

 

3) Ho adorato, che al di là del periodo, tanto Maria quanto Laurenti, Rizzato e altri, trovassero il tempo per elogiare la bellezza di una donna o delle montagne, allontanando così la mente del lettore dalle brutture che stavano vivendo. 

Queste considerazioni sono tue aggiunte o fanno parte dei diari che hai usato per documentarti?

 

Credo che la Bellezza sia un potente antidoto contro il volto peggiore che la vita ci mostra. MI piace pensare che sia così per tutti, con diversi livelli di cultura e di consapevolezza.

La Valgrande, dove è ambientato il romanzo, è uno dei pochi parchi naturali italiani, forse l’unico, ancora veramente selvaggio. 

Una natura ferina che si specchia nelle acque placide del lago, paesaggi incontaminati, boschi e valli meravigliose che in un attimo cambiano volto e diventano pericolose e inospitali. 

Letteralmente, quelle sulla bellezza sono considerazioni mie, ma sono più che certa di averle strappate al cuore dei personaggi.

 

4) Come nasce il desiderio di scrivere un romanzo storico?

 

Sono convinta che l’istanza primaria sia sempre quella di raccontare una storia, il che immagino rappresenti il comune appannaggio di tutti quelli che scrivono, per gioco o per professione.

La dimensione storica mi piace perché concede all’autore la giusta prospettiva e la giusta distanza dagli eventi e al contempo si presta a rievocare contesti, situazioni, relazioni che forse non esistono più, ma ci hanno creati quali siamo.

 

5) Da lettrice di romanzi rosa speravo ci fosse una dolce conclusione per Maria, ma quando ho letto il suo sgomento per l’età della sua “scorta”, mi sono disperata pensando che si sarebbe tirata indietro. 

Era considerato disdicevole a quei tempi, che una donna fosse più grande del suo uomo?

 

Non disdicevole, ma sicuramente meno ordinario. Siamo negli anni quaranta, in una situazione sociale in cui le donne di classe non agiata si sposavano molto presto.

Maria ha quasi trent’anni, fino a quel momento si è immaginata di vivere una vita da infermiera, rinunciando alla famiglia; ritiene di aver passato l’età giusta per il romanticismo.

La guerra mette in discussione tutte le sue certezze, modifica le prospettive e le permette di superare degli scogli (di cultura, di lingua, di religione) che non avrebbe mai creduto neppure di incontrare.

Me la sono immaginata lì, in mezzo a tutte le altre donne più giovani e più carine, e di fronte a Laurenti, a dover confessare la sua età. L’imbarazzo è garantito.

Il fatto storico reale che c’è sotto quella scena è che nei documenti partigiani di Maria, lei risulta sempre nata nel 1920 anziché nel 1915. Ho voluto immaginare una situazione che giustificasse in modo “emotivo” questo dettaglio.

 

6) Io leggo tantissimo, ma di solito quello che leggo è solo frutto della fantasia di un autore, sapere che quello che stavo leggendo era realmente accaduto mi ha un po’ destabilizzato.

Le persone del tuo libro hanno subito davvero la sorte che tu hai riportato, come hai affrontato questa consapevolezza mentre scrivevi?

 

Sì, in questo romanzo tutti i personaggi e i relativi epiloghi sono basati sulla documentazione storica, è una storia vera.

Io lo trovo tutt’altro che destabilizzante, rassicurante direi.

Mi è sempre piaciuto molto scrivere sui binari di una storia che ha già un suo esito. Adoro lasciare alla storiografia le luci e lavorare sulle ombre, in modo da creare la terza dimensione, che nella letteratura è quella emotiva.

In un altro mio romanzo ho preso due biografie storiche per come sono pervenute fino a noi e ho creato una storia d’amore epistolare che si incastrasse perfettamente negli spazi vuoti e nella cronologia. 

È un bellissimo gioco.

 

7) Il momento in cui Maria ha temuto che Morandi fosse stato ucciso mi è mancato il fiato, sono rimasta in apnea finché ha scoperto la verità, ma quello che mi ha colpito ancora di più di quel passaggio, è stato l’atto amorevole del ragazzo della scorta, che mettendo a rischio la propria incolumità, si offre di cercare Morandi per lei, perché lei si tranquillizzi. 

Ecco, io vorrei sapere, quella parte è realmente accaduta così?

 

Proprio lì mi sono presa una piccola licenza: l’attacco avvenne esattamente come l’ho descritto, ma non ci sono prove del fatto che Luciano Morandi (il più giovane) fosse presente.

 

8) Ho amato anche il modo scanzonato in cui si presenta Frank Ellis, l’artificiere, il bello della storia. 

La serietà di Superti, sempre ligio al dovere; quello che ho apprezzato meno è stato Muneghina. 

Se si trattasse di un romanzo di pura fantasia sarebbe stato uno di quei personaggi fastidiosi, che non si vede l’ora escano di scena. 

Mario Muneghina però era reale, e ha preso le sue decisioni nella convinzione di fare il meglio per le persone che lo seguivano, quindi un po’ mi vergogno per averlo trovato un filino arrogante e arrivista. 

Tu hai provato sentimenti simili ai miei, nei confronti di qualcuno di loro, mentre scrivevi?

 

Rispetto a Superti, che è stato molto e da più parti criticato, Mario Muneghina ha avuto dalla sua l’approvazione della Storia. 

Credo che l’unica verità sia che nessuno è perfetto. 

In guerra poi, quando le decisioni da prendere non sempre permettono valutazioni approfondite e hanno conseguenze imprevedibili, la fallibilità umana viene fuori spesso e volentieri. Giudicare a posteriori è fin troppo facile.

Muneghina era senz’altro una figura meno poetica di Rizzato, meno idealista di Superti, impulsivo e fortemente politicizzato. 

È stato però sempre in prima linea e la fedeltà dei suoi uomini e donne se l’è guadagnata sul campo. 

Lo dice anche Maria a un certo punto: la mente dava ragione a Superti, ma il cuore era con Muneghina, per quello che avevano condiviso. Lo dice nel romanzo, ma anche nelle interviste da lei rilasciate.

Visto che siamo qui a parlarne faccio coming out, il mio preferito della divisione, anche se in questo romanzo è solo una comparsa, è Armando Calzavara, Arca.

 

9) Farti domande sta diventando difficile, perché il rischio di spoiler è alto, perciò ti chiederò soltanto se stai già lavorando ad altro e se vuoi/puoi parlarcene.

 

Sono la regina degli incompiuti, ne ho i cassetti pieni e sto sempre lavorando ad altro!

In questo momento sto per chiudere il secondo romanzo di una trilogia romance in ambientazione belle epoque, scritta a quattro mani con Rebecca Quasi e sto lavorando a un giallo storico, ambientato nel primo settecento.

 

10) Pensi che potresti scrivere altri generi oltre allo storico?

 

Per adesso non ho progetti in tal senso, temo mi piaccia troppo la parte della ricerca storica per rinunciarci a cuor leggero. Non mi divertirei allo stesso modo a scrivere in ambientazione contemporanea.

 

Amalia, a nome mio e di tutto lo staff di Recensioni Young Adult, ti ringrazio per la tua disponibilità, ti rinnovo i complimenti per il tuo splendido libro, e ti saluto: grazie e appuntamento a presto con un tuo nuovo lavoro, Jenny.

 

Ma grazie a voi per la disponibilità e questo bello spazio di confronto!

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