DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Monique Vane

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Monique Vane

1)So che ogni autore ha un suo stile, e un genere nel quale si trova più a suo agio; quale credi sia il tuo?

Buongiorno e grazie per avermi ospitata ancora tra voi. Non so che tipo di stile io abbia, onestamente quello che sento di scrivere scrivo. Posso dire che chi ha letto i miei romanzi abbia accurato che sono una persona che non ama mettere troppi fronzoli, ma arrivo dritta al punto e credo che questa sia una mi particolarità, ovviamente sempre suscitando emozioni. Mi sono cimentata nei romance con qualche sfumatura al dark, al momento mi sento di continuare su questa strada, ma niente mi vieta di sperimentare altro.

2)In meno di un anno hai scritto e pubblicato quattro libri, cosa alimenta la tua vena artistica?

Mi stupisco anch’io di me stessa, credo sia dovuto alla voglia di raccontare storie e non mettere un freno alla mia fantasia. Mi piace perdermi nella mente dei miei personaggi, lasciare loro la penna e farmi trasportare nel loro mondo. C’è chi è più insistente di altri. J 

3)Ho potuto notare che il tuo modo di scrivere da un libro all’altro è cambiato, è maturato. È solo una crescita fisiologica da attribuire alla maggiore esperienza o hai anche fatto qualche corso?

Posso dire che scrivere aiuta molto la crescita personale, più scrivo più sento di avere padronanza, all’inizio ero forse un pochino più insicura di ora, ma credo basti circondarsi di persone giuste che ti aiutino a capire i tuoi errori e ad esaltare quello che sai già fare. Anche se gran parte del lavoro dipende sempre da me. Ho comprato dei libri di scrittura che mi permettono di fare esercizi e mi aiutano ad affermare la mia capacità di mettere nero su bianco.

4)Una serie composta da tre romanzi più un autoconclusivo, tutto nell’arco di un anno. Come e quanto è cambiata Monique Vane da Se potessi dirti a Dirty Smile?

È cambiata tanto a livello stilistico, sono più consapevole per quanto riguarda la scrittura, ma io mi sento sempre la stessa. Il mio alter ego è molto orgoglioso del percorso che sto facendo.

5)Dove ti vedi tra dieci anni?

Credo di vedermi più addentrata in questo mondo. Adesso sono solo all’inizio, alcune persone mi stanno scoprendo solo ora, altre mi seguono fin dall’inizio. Tra dieci anni mi vedo in un cammino pieno di tante cose. Vorrei poter incontrare i miei lettori e ringraziarli uno ad uno per aver letto le mie storie ed essere presenti ogni volta.

6)Le tue storie sono tutte ambientate in località sparse in diversi stati: America, Inghilterra, Norvegia, Grecia e Italia. Come mai questa scelta quasi esclusivamente “esterofila”?

Non discrimino l’Italia è un bellissimo paese, pieno di culture e luoghi stupendi, ma credo che come il lettore cerchi qualcosa che non ha ancora visto, anche lo scrittore mentre scrive il suo romanzo, voglia viaggiare attraverso le parole e con la fantasia. E poi una cosa che abbiamo tutti è quella di volere quello che non possiamo avere. Mi spiego meglio. Io per prima, se dovessi scegliere un posto da visitare cercherei un volo che mi porti lontano dalla mia terra. La curiosità mi spinge a voler conoscere un’altra cultura ed un altro paese. Perdermi per le strade delle città che non rivedrò più, tra le persone che non parlano la mia stessa lingua, visitare musei, vivere a ritmo di quel luogo. Innamorarsi di luoghi stranieri e riempirsi il cuore.

7) Aston è il classico bel tenebroso dal fascino magnetico, Jack è la bellezza solare dal sorriso assassino, Ector è l’uomo affascinante e irresistibile; tre uomini diversi, tre storie diverse, ma un particolare in comune: un passato doloroso alle spalle. Ognuno di loro ha il suo demone, in base a cosa hai deciso quale dovesse essere il tormento nascosto di ciascuno dei tuoi protagonisti?

Non c’è vita senza tormento. Sono dell’idea che ogni persona abbia la sua fetta di dolore, tutti hanno sofferto per qualcosa. Il dolore può cambiare e smussare un carattere, ma rimane una costante comune: ogni persona reagisce a suo modo. È questo che volevo dare ai miei personaggi. Ogni personaggio maschile reagisce in modo diverso. Aston perde completamente la “retta via” chiamiamola così, è un’anima in pena che cerca sempre di spegnere il dolore che sente la sua anima, ferendo anche le persone che lo amano di più.

Ector è un uomo che si è costruito da solo, che ha avuto i suoi momenti bui, mischiando l’amore con lo sfruttamento, ma è anche un uomo che non si arrende davanti alle difficoltà, lui agisce, cerca soluzioni, in lui mi ci riedo molto. Ector non perde tempo a piangersi addosso, sì per tutti c’è il momento disperazione, ma poi si alza le maniche e fa in modo che quel problema abbia una soluzione. Io dico sempre una cosa: “Non ci sono problemi, ma solo inconvenienti!” e come dice un vecchio detto, solo alla morte non c’è rimedio.

Jack invece ha un modo tutto suo. Il suo dolore lo nasconde attraverso i sorrisi e la leggerezza. Ci sono persone che hanno un bagaglio di dolore immenso, eppure le vedi sempre con il sorriso sulle labbra, penso che ci voglia una grande forza d’animo e una mentalità molto allenata per non ricadere nei ricordi di un passato doloroso. Per Jack, provo un infinito amore, lui è quello che dovremmo essere un po’ tutti. Andare avanti con il sorriso, nonostante tutto.

Non ho deciso a chi dare più dolore o meno, quando dico che i miei personaggi mi parlano è davvero così. Sì, ho le voci nella testa. Ahahahha. Loro mi hanno spinta a scrivere determinate cose, a dare al lettore una visione diversa del modo di agire a quella perdita piuttosto che ad un dolore diverso. E come ho detto prima, il dolore è parte della vita, dobbiamo tutti essere dei forti guerrieri.

8) Le tue protagoniste femminili sono tutte donne forti, che sono cadute ma si sono sempre rialzate. Pensi che le loro personalità abbiano surclassato i personaggi maschili?

In alcuni casi sì. Sono stata cresciuta da donne forti, da mia mamma che si è spaccata letteralmente le ginocchia per farmi studiare e mettere un piatto a tavola ogni giorno. Poi c’è mia nonna che mi ha cresciuta quando sono stata adolescente. Insomma non potevano uscire donne poco forti o deboli. Ogni donna ha la sua forza, ma quando cresci con esempi che ti spiegano che non bisogna mollare mai, diventi anche tu così. E penso che le mie protagoniste femminili abbiano risentito di questo mio lato. Ne sono uscite vittoriose!

9)Una domanda che credo molte lettrici si stiano facendo è: come sono nate la scena della matita e quella delle luci a calore corporeo? E dove si possono acquistare le lucine?

Quelle scene sono state dettate da Jack. Lui ama giocare, provocare, scaldare la donna che vuole anche solo con la mente e penso che le scene della matita siano state apprezzate. Sono contenta che sia arrivato questo lato allegro, ma allo stesso tempo provocatorio nei confronti di Stella. Jack la smuove e la anima come nessuno mai. Le luci corporee invece, credo siano nate dal bisogno di scrivere qualcosa che potesse far arrivare al lettore l’intenzione di Stella e la percezione di Jack nei suoi confronti. Anche se non lo dà a vedere, Jack è un uomo molto attento a chi ha davanti.

10)C’è un genere di cui non scriveresti mai? Perché?

Non scriverei mai Horror, non li riesco a vedere e credo che mi spaventerei anche solo a pensare una scena del genere, ma non chiudo la porta a nessuna possibilità.

11)Quale posto ricopre e che importanza ha l’amore nella tua vita?

L’amore per me è importante in ogni sua forma. Ho amato anche persone che poi mi hanno ferita profondamente, ma ho capito che non serve odiarle. Sono sempre andata avanti per la mia strada e chi è ritornato non ha mai trovato una porta chiusa. L’amore è bello in ogni sua forma, dall’amicizia, all’amore per un nipote, per una mamma, per un fratello. Non mi manca l’amore nella mia vita. Posso dire che sono piena d’amore. L’odio è una forma che non sento mia. Piuttosto preferisco incassare ed andarmene.  

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