DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Carragh Sheridan

DUE CHIACCHIERE IN COMPAGNIA di Carragh Sheridan

Salve readers, oggi vi porto nella Londra vittoriana per fare due chiacchiere con l’autrice della saga Fin de Siècle. 

La saga è ambientata verso la fine del 1800 sullo sfondo di una Londra attaccata all’etichetta e un po’ bacchettona. Con lei parleremo anche, o soprattutto, de Il ritorno di Jack, lo spin-off della saga appena uscito. 

Readers accogliamo nel salotto di Recensioni Young Adult la bravissima Carragh Sheridan.

Benvenuta Carragh, parlaci un po’ di te…

Ciao Jenny, e ciao a tutti voi di Recensioni Young Adult, prima di tutto grazie infinite di avere voluto questa chiacchierata con me. Sono lieta e lusingata. 

Come sapete io parlo abbastanza poco di me (infatti ho anche scelto di utilizzare un nome d’arte per pubblicare), di fatto le cose importanti sono già scritte nella mia biografia. 

Invento storie e racconti fin da quando ero piccola ma ho cominciato a fare sul serio da pochi anni, tentando la strada della pubblicazione in self. 

All’inizio della carriera scrivevo prevalentemente classici romanzi rosa contemporanei (e lo faccio ancora, mi piace alternare ogni tanto), poi ho deciso di fare questa prova ad unire la mia passione per le storie romantiche a quella per la Storia che ho sempre avuto.

1) So che la saga sta andando molto bene, e credo che anche Il ritorno di Jack potrà godere della stessa fortuna, ci racconti com’è nato questo progetto?

L’idea di Fin de Siècle è nata perché volevo mettermi alla prova e sperimentarmi nella scrittura di una storia d’amore ambientata in un’epoca passata. 

La scelta della Londra vittoriana è stata quasi naturale per il fascino che quel periodo ha sempre esercitato su di me. All’inizio ho pensato alla storia di una umile sarta che come Cenerentola trova il grande amore tra le braccia di un fascinoso conte. 

Doveva essere una storia molto lineare e semplice, lui, lei, un colpo di fulmine e le difficoltà di una giovane ragazza di bassa estrazione sociale a farsi accettare dal Ton londinese. 

Doveva essere un solo libro, poi quasi in modo autonomo la storia ha preso una direzione differente e ad esigere l’introduzione di altri personaggi, la storia cresceva e spingeva per avere maggior spazio così avevo pensato di farla diventare una trilogia, alla fine trama e personaggi hanno preteso ancora più spazio e vinto la battaglia così ha cominciato a delinearsi l’idea della saga che adesso consta di 4 volumi principali e 5 spin-off ma di pagine ce ne sono ancora moltissime da scrivere…

2) Come ho detto, Il ritorno di Jack è uno spin-off, cosa ti ha spinto a scriverlo? Era rimasto ancora qualcosa da raccontare delle storie principali?

La prima quadrilogia da cui si diramano tutte le altre vicende, di fatto non si è veramente conclusa. O meglio, gli amori hanno avuto il loro lieto fine ma qualche cerchio è ancora aperto infatti oltre agli spin-off sono in programma alcuni seguiti anche di quelle tre storie d’amore. 

Il ritorno di Jack però nasce da un personaggio costruito per il terzo volume della prima quadrilogia principale, Raymond Fox. 

Un personaggio secondario che di fatto, pur attraversando buona parte del libro, aveva un ruolo marginale e non era nemmeno legato alle due famiglie protagoniste (Bramby e Abbott) ma al visconte Tatcher, a sua volta un personaggio secondario. 

Diciamo che l’investigatore aveva l’esigenza di uno spessore psicologico e caratteriale molto particolare perché fosse adatto al ruolo così la costruzione della figura ha richiesto una particolare attenzione. 

Una volta svolto il suo ruolo in Matrimonio proibito poi è rimasto lì in attesa di avere una sua storia indipendente fino al momento in cui ho sentito che era giunto il momento di dargli spazio. Non poteva rimanere relegato a ruolo secondario.

3) Ho trovato la storia molto bella, trama e sottotrama perfettamente in linea con quel periodo storico, il personaggio di Raymond particolarmente affascinante, ma chi mi ha colpita davvero è Irene. 

Miss Baker è una donna che precorre i tempi, che non accetta in silenzio il ruolo a cui la società vorrebbe relegarla, gode di una spiccata intelligenza e vuole mettere a frutto il suo genio, il suo intelletto. 

Com’è nata una protagonista così intraprendente in un’epoca così maschilista?

In realtà Irene non è la prima protagonista simile che creo. Se si vanno a leggere i libri che compongono la saga già disponibile si troveranno tante donne che potrebbero essere considerate, per l’epoca, fuori dai canoni. 

Possiamo partire dalla stessa Emma, giovanissima protagonista di “La materia di cui è fatta la vita” che in un’epoca dove il ruolo della donna era stabilito a priori prima ancora della sua stessa nascita si batte per diventare un medico contro la volontà della matrigna, ma anche Elinor che diventerà la contessa Chesterton in “Dove prendono casa gli angeli” è una donna che sfida la società e le convenienze per poter essere se stessa, addirittura intraprendendo un viaggio fino a Parigi completamente sola per realizzare il suo sogno di diventare fotografa. 

E le tre protagoniste della prima quadrilogia, Charlotte, Theresa e Virginia, a loro volta sono donne che si battono non solo per realizzare il proprio sogno d’amore ma anche per affrancarsi da un ruolo di subalterne. 

Tutte differenti nel carattere e nelle esperienze ma tutte fiere di essere donne e determinate a pretendere il proprio ruolo sociale e di parità.

4) Ho trovato geniale il riferimento a Jack lo squartatore, e la costruzione dei casi intorno alla paura generata da quel nome, come ti sei documentata sui fatti dell’epoca?

In realtà io mi documento sui fatti storici, più o meno famosi, di continuo, ogni volta che incontro un periodo o un fatto che mi colpisce particolarmente vado a fare ricerche e raccolgo dati, poi li conservo (ho sia gigantesche cartelle nel computer, che faldoni pieni di carta, oltre a libri storici che riempiono il mio studio e la mia libreria). 

In genere quando mi approccio a un periodo storico vado a riesumare le mie ricerche archiviate e le integro con nuove ricerche (a volte è passato del tempo e magari ci sono nuovi sviluppi da prendere in considerazione). 

Con questo libro ho fatto lo stesso. Avevo vecchie ricerche fatte in passato che ho integrato con nuovo materiale, il tutto mi è servito, come sempre, da spunto, il resto poi lo ha generato la mia fantasia.

5) C’è una cosa che mi ha dato fastidio, i continui riferimenti all’inferiorità intellettuale delle donne, e l’atteggiamento profondamente maschilista riservato loro. Quindi puoi capire, di contro, quanto abbia apprezzato che chi ha salvato la situazione sia stata una donna, anzi un gruppo di donne, estremamente diverse tra loro, ma unite per la causa comune. In un mondo in cui le donne sono così bistrattate è stato come la classica la ciliegina sulla torta. Com’è nata questa idea?

L’atteggiamento maschilista purtroppo è necessario, visto il periodo storico, per dare anche una veridicità alla struttura del romanzo, poi però spesso nei miei romanzi accade che a dipanare le matasse e risolvere i problemi siano le donne (come in realtà accade frequentemente anche nella vita reale, almeno per la mia esperienza). 

L’idea che sia lei a salvare lui in un certo qual modo è un leit motiv che io utilizzo spesso, anche se nei miei romanzi frequentemente gli uomini (almeno quelli importanti per la storia) riconoscono una certa parità alle figure femminili, molte volte accade che il lampo di genio, l’illuminazione o il ragionamento logico per arrivare alla soluzione del problema lo faccia la protagonista femminile, in questo frangente preciso era una cosa decisa fin dall’inizio. 

La scelta delle altre donne che la aiutano è stata voluta non solo per il fatto che fossero donne ma che fossero prostitute, cioè ai margini della società, volevo che il caso fosse risolto con l’aiuto di persone che teoricamente avrebbero dovuto essere le reiette. Un po’ una sorta di rivincita degli ultimi.

6) Veniamo a Raymond, non avendo letto la saga, non so se nei libri precedenti si spiega il perché del suo carattere così burbero, perciò te lo chiedo: perché Raymond è così chiuso, perché rifugge il contatto umano, perfino quello femminile ad eccezione del rapporto di collaborazione che ha con Irene?

Nei libri precedenti non si spiega molto di lui, viene descritto solamente il suo atteggiamento misantropo che viene compensato dalla sua genialità e questa sua maniacale ossessione di non lasciare le cose incompiute, infatti il motivo per cui ha raccolto la provocazione che il famoso Jack gli ha lanciato con la lettera è legato proprio a quello che lui considera il suo fallimento, non essere riuscito a fermare Jack lo squartatore ed essere stato costretto ad abbandonare le ricerche dopo ben due anni senza risultati. 

Le ragioni di questo suo carattere esistono e sono radicate nel suo passato ma, anche se sarei tentata di spiegarle in questa sede, non posso dirle. 

Sto scrivendo il seguito e lì verranno spiegate delle cose relative a lui e al suo passato che spero faranno comprendere ai lettori per quale motivo ha questo carattere tanto difficile.

7) In un’epoca in cui modernità e tecnologia la fanno da padrone, non ti è sembrato un azzardo scrivere un romanzo, anzi un’intera saga, ambientati in un periodo storico così lontano dal nostro?

Quando ho cominciato non doveva essere una saga ma solo un esperimento, un singolo libro, volevo mettermi alla prova e vedere se sarei riuscita a rendere le atmosfere romantiche e trasmettere emozioni con una storia d’amore ambientata tanto lontano nel passato, scrivendo mi sono resa conto che mi divertivo di più a scrivere storie ambientate in un passato senza tecnologia. 

Dove la seduzione era ancora un’arte fatta di attesa e speranza, dove le persone vivevano a un’altra velocità e avevano il tempo di godersi la bellezza della vita e del mondo che le circondava senza avere lo sguardo sempre incollato allo schermo di uno smartphone, senza vivere il mondo attraverso una finestra virtuale. 

Ci stiamo perdendo moltissimo con la modernità e la tecnologia anche il gusto e il piacere della lentezza, quella positiva, quella che ti fa assaporare le cose, i profumi, i sapori, le emozioni, i colori, la vita insomma.

8) I protagonisti della storia sono Raymond e Irene, per il team dei buoni, e “Jack” in rappresentanza dell’antagonista cattivo, ma devo complimentarmi con te anche per i personaggi secondari, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, ognuno ha dato il suo contributo. È una tua caratteristica? Fa parte del tuo stile autorale?

Sì, indipendentemente dalla storia narrata io punto molto sulla costruzione caratteriale e psicologica dei personaggi, sia principali che secondari, oltre che sui rapporti interpersonali tra loro, una sorta di intreccio tra persone e storie singole che vanno a contribuire alla trama generale del romanzo. 

Infatti spessissimo i personaggi secondari sono talmente caratterizzati e a volte affascinanti da necessitare spazio in libri a loro dedicati. 

Vedi il visconte Abbott che era nato solo ed esclusivamente perché mi serviva un libertino che tentasse di sedurre Charlotte in Amore proibito per far ingelosire il conte Bramby che, pur amandola, non riusciva a districarsi da un fidanzamento sbagliato che trascina per senso del dovere. 

Alla fine James Abbott ha avuto un percorso tutto suo, di crescita e maturazione, denso di sofferenza, emozioni e ostacoli da superare. E come lui anche altri personaggi nati come secondari. Ultimo in ordine di tempo proprio il nostro detective Raymond Fox.

9) Devo complimentarmi anche per come hai mantenuto il clima tensivo e hai saputo far risaltare le emozioni. 

Ogni sentimento era tangibile, vero, dalla confusione alla rabbia, dal risentimento alla paura, dal rancore alla vendetta, dall’imbarazzo all’amore. Ogni sfumatura ha avuto il suo spazio, è una cosa difficile da fare? Come ci riesci?

Confesso che a me il rendere le emozioni non risulta difficilissimo, fa parte del mio modo di scrivere, come dicevo prima io scrivo storie di persone e delle loro anime, con tutte le loro complessità, la loro interiorità per cui anche emozioni e sentimenti. 

Se mi rendo conto che descrivere i passaggi interiori di un personaggio non mi viene spontaneo in genere cancello il personaggio o lo modifico radicalmente perché so già che alla fine risulterà una figura insipida.

10) Il tassello finale per la risoluzione del caso in possesso di una donna è stato un passaggio frutto di una scelta precisa, o è nato per caso durante la narrazione?

Il finale del libro era già deciso ma il tassello di cui parli è emerso, incastrandosi perfettamente nella trama e diventando lo strumento per la soluzione del caso, durante la costruzione dello schema non del libro. 

Prima di scrivere io preparo sempre le schede dei personaggi e uno schema dettagliato di tutti i punti indispensabili che devo toccare durante la trama, soprattutto in romanzi tanto lunghi e complessi, preferisco non rischiare di prendere direzioni che mi portano altrove e magari infarcire il libro di scene inutili di cui si può fare a meno, lo schema mi consente di scremare prima della stesura della prima bozza.

11) Ultima domanda, stai già lavorando a una nuova opera? Vuoi parlarcene?

Come già accennato prima sto lavorando al seguito di Il ritorno di Jack e intendo anche completare qualche altro capitolo della saga, quale capitolo però lo deciderò dopo aver scritto una nuova avventura di Irene e Raymond. 

Sicuramente ci sarà anche qualche contemporaneo ma, a parte il seguito de Il ritorno di Jack, le altre per il momento sono tutte idee in fase embrionale, devono definirsi con maggior precisione.

Eccoci arrivate ai saluti finali Carragh, io e tutto lo staff di Recensioni Young Adult ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti diamo appuntamento a presto col tuo prossimo lavoro, Jenny.

Sono io che ringrazio voi per l’ospitalità e spero di poter tornare presto a raccontarvi le mie novità. Grazie anche a tutti i lettori a cui mando un abbraccio.

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