Titolo: Delitto a via delle rose
Autrice: Claudia Girardi
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Genere: giallo, crime, mystery, narrativa contemporanea
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TRAMA
Silvia De Luca, commissaria della Polizia di Taranto, sezione omicidi, è in ferie; o questo è per lo meno quello che è stato detto ai colleghi. In realtà è in una pausa di riflessione. Il questore infatti non ha accettato le sue dimissioni e le ha suggerito di prendersi un momento per rifletterci seriamente, perché non può permettersi di perdere uno dei suoi migliori collaboratori. Ma la speranza di avere finalmente del tempo per sé dura pochissimo e quando il vicecommissario Sauro la chiama per informarla del ritrovamento di un cadavere, Silvia non esita a rimettersi subito in gioco. Il professore Andrea Urselli è stato trovato riverso sulla sua scrivania, colpito alla nuca da un proiettile. Chi mai può avercela con un semplice professore di storia dell’arte? Lui che è un pezzo di pane, sempre pronto ad aiutare gli altri. Ma si sa, l’apparenza inganna. Urselli ha infatti una ex moglie, Olga La Manna, una donna di ghiaccio con la quale è in corso una vera e propria guerra legale, con le sue richieste impossibili. E un’amante, Alice Monti, che forse sa molto più di quello che dovrebbe sapere. Con il proseguo delle indagini, la commissaria De Luca scoprirà che nell’ultimo periodo il professore era ossessionato dal caso irrisolto dell’omicidio del padre, proprietario della storica azienda di ceramiche Urselli, ucciso esattamente nello stesso modo 20 anni prima. Ed era praticamente arrivato alla verità. Una verità evidentemente molto scomoda a quella persona che arriva a recapitare a Silvia una lettera con minacce molto esplicite se non la smetterà di indagare. E che forse era la stessa che aveva appuntamento con il professore il pomeriggio in cui è morto. Tra patrigni dai dubbi valori morali, donne spregiudicate e amanti irrequieti, riuscirà Silvia a rendere giustizia a ben due omicidi? E cosa farà una volta chiuso il caso? Continuerà a dirigere la sua squadra o aprirà la tanto desiderata libreriaenoteca?
RECENSIONE
Bentornati book lovers!
Oggi ho l’onore di presentarvi un giallo tutto italiano, “Delitto a via delle Rose”, libro d’esordio della scrittrice Claudia Girardi, edito da Newton Compton Editori.
Partiamo bene per chi, come me, ama la serialità, per chi si sente a casa nel ritrovare gli stessi personaggi, gli stessi luoghi e struttura narrativa ogni volta che inizia una nuova avventura. Sì perché il sottotitolo recita “La prima indagine della commissaria De Luca”, il che ci fa intuire essere il primo di una (lunga?) avvincente serie poliziesca. E’ probabilmente un azzardo paragonarla al vicequestore Vanina Guarrasi dei libri di Cristina Cassar Scalia, ma mi aiuta a farvi capire di cosa stiamo parlando; le
similitudini sono parecchie, la struttura di fondo è la stessa: una giovane donna a capo di una squadra omicidi, un nutrito e variopinto gruppo di collaboratori, ognuno con la propria spiccata personalità, single ma vicina a un uomo che lavora nello stesso ambiente, amante del buon cibo e del buon vino. Entrambe circondate dalle bellezze del Sud Italia, Vanina in Sicilia e Silvia in Puglia.
Il libro è ambientato nella Taranto e nella Puglia di oggi. La scrittura è lineare e abbastanza scorrevole; per mio gusto personale ci sono troppe descrizioni dei luoghi, non necessariamente lunghe ma a volte non strettamente necessarie. Il linguaggio è semplice e senza tecnicismi, non volgare. Il pov è in terza persona onnisciente, perché non si limita a raccontare i fatti ma ci riporta anche i pensieri dei personaggi.
Personaggi che sono parecchi, e devo dire ben caratterizzati, soprattutto i suoi più stretti collaboratori. Vale la pena menzionarli per renderceli subito familiari, perché è probabile che li ritroveremo nel prossimo romanzo (spero!): Il PM Carlo Contini, il Vicecommissario Michele Sauro, gli ispettori Giulio Gentile e Mario Battista, l’agente Anna Festa, tutti preoccupati di perdere un capo come Silvia. E in ultimo la Dottoressa De Lorenzo, medico legale che segue il caso.
Ci sono alcune rarissime scene un pò troppo violente (per obbligo di copione) per i miei gusti, ma non dovrebbero turbare più di tanto neanche i lettori più sensibili.
Parallela alle indagini viaggia la storia personale di Silvia. Si capisce fin dalla prima pagina che Silvia sta attraversando un periodo complicato della sua vita. Adora il suo lavoro ma ne soffre al tempo stesso, perché il male è una sensazione difficile da gestire, e forse lei ne ha gia vissuto troppo:
“Lei adorava il suo lavoro nella stessa misura in cui lo rifuggiva. E non riusciva a sottrarsi al bisogno di difendere il bene da chi lo metteva a repentaglio.”
Ma lo ama talmente tanto da rientrare immediatamente nel suo ruolo:
«Dottoressa, sono Sauro. Mi scusi se la disturbo, ma vede, ci hanno appena chiamato, è stato ritrovato il corpo di un uomo».
Silvia raddrizzò la schiena, il vicecommissario continuò: «Non mi è ancora chiaro se lei sia operativa o meno. Alcune voci sostengono che sia ancora il capo di questa squadra ed è solo in ferie, altre che ci sarà un’imminente nuova nomina… insomma, non vorrei scavalcarla, faccio io il sopralluogo o vuole andare personalmente?».
Non ebbe il tempo di riflettere, dopo anni trascorsi così, a preoccuparsi solo del bene comune, le parole vennero fuori da sole, stupendo lei stessa.
«Dammi l’indirizzo, vado subito. Fammi raggiungere da Gentile».
Un’altra simpatica somiglianza con i romanzi siciliani è la presenza di un ex-commissario, ormai in pensione, amico e mentore di entrambe le protagoniste. In questo caso parliamo dell’ex-commissario Magazzino, una persona che si intuisce essere cara a Silvia, oltre che di continuo supporto per fare luce sui casi attuali. Ma che in questa situazione nasconde qualcosa. Infatti, quando anche il primo caso sembra risolto, un ultimo tarlo affligge la commissaria: perché 20 anni fa il commissario Magazzino, così attento, preciso e perspicace, non riuscì a risolvere il caso? E la scrittrice è brava a farci capire che Silvia non si darà per vinta finché non avrà scoperto di cosa si tratta:
Quella era stata l’unica indagine dell’ex commissario Magazzino rimasta senza un colpevole; le ricerche erano state svolte, certo, ma senza quella profondità di analisi che aveva sempre contraddistinto il suo maestro. Una specie di marchio di fabbrica, un sigillo identificativo.
Per l’omicidio di Natale Urselli non era accaduto.
C’era qualcosa a cui Silvia faticava a dare un nome, che l’aveva disturbata durante la lettura di quel fascicolo. Una vaga sensazione di faciloneria e di approssimazione che stentava a collegare a Magazzino.
Adatto a chi ama i gialli non troppo impegnativi, ma neanche dei cosy crime perché non lo è, Delitto a via della Rose è un libro che mi è piaciuto molto perché la trama, anche se a tratti un po ingarbugliata per la presenza forse di troppi personaggi, non stanca e non annoia. Nella sua semplicità e linearità invoglia a girare le pagine per scoprire come andrà a finire.
Buona lettura, Arianna
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