TITOLO: FIGHT CLUB

AUTORE : CHUCK PALAHNIUK

EDIZIONE MONDADORI

Recensione

FIGHT CLUB - CHUCK PALAHNIUK

Fight Club non è un libro per tutti. Sicuramente non per i deboli di stomaco. Il libro è anche ironico, ma
è molto crudo, duro e cattivo.

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.

La storia si apre con il protagonista, un anonimo trentenne con un buon lavoro impiegatizio, ma è totalmente sfiduciato dalla vita e soffre di una terribile insonnia causata da questo suo malessere interiore.

Per riuscire a dormire ha trovato come soluzione il partecipare a diversi gruppi di sostegno per malati terminali. Qui trova il conforto che non riesce a trovare nella vita quotidiana.

Questa era la libertà. Perdere ogni speranza era la libertò.

In uno di questi gruppi incontra Maria Singer, anche lei partecipa a questi gruppi pur non essendo malata, e questo inizia a mettere in crisi la sua cura per l’insonnia portandolo a cercare altre soluzioni.

In questo contesto avviene l’incontro molto importante per la storia con Tyler Durden, un cameriere e proiezionista che si presenta come una sorta di guru demolitore del moderno capitalismo e di una società votata al consumismo sfrenato, indotto e non necessario.

Da loro nasce l’idea di creare un Fight Club dove chiunque può sfogare la sua rabbia inespressa e le proprie frustrazioni. Per un po’ funziona finchè la situazione inizia a degenerare quando viene creata una sorta di squadra paramilitare, che altro non è che un gruppo anarchico di delinquenti.

Io sono stupido e tutto quello che so fare è desiderare cose e avere bisogno di cose

Già la trama è tosta, ciò che viene descritto ancora di più. Viene usato un linguaggio crudo, spesso volgare e pesante per mettere in evidenza la crisi interiore del protagonista e per muovere alcune critiche alla società americana degli anni 90.

Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, adesso possiedono te.

Non è un libro semplice da leggere, anche per lo stile un po’ confusionario. L’effetto è sicuramente voluto dall’autore per poter arrivare alla conclusione del libro senza svelare nulla al lettore.

In alcuni momenti non capivo bene la connessione del capitolo con il precedente, mi trovavo spiazzata pensando di aver perso qualche passaggio. Si chiarisce poi tutto sul finale, che ovviamente non svelo.

E’ solo dopo che hai perso tutto, che sei libero di fare qualunque cosa

I personaggi sono estremamente complessi, direi anche psicopatici. Tyler fa paura perché è un ammaliatore di masse. Riesce senza problemi a convincere qualunque sprovveduto ad ascoltarlo e seguirlo nei suoi piani più o meno legali e spinge le persone verso limiti impossibili e a percorrere strade che altrimenti non avrebbero percorso.

Il modo in cui la vedeva Tyler era che attirare l’attenzione di Dio per essere stati cattivi era meglio di non attirare l’attenzione per niente. […] Solo se veniamo presi e puniti possiamo essere salvati

Riesce a scovare le tue paure e le tue debolezze e a usarle per i suoi scopi senza nemmeno che tu ti renda conto di ciò che accade, anzi tu lo adori per questo.

E’ sicuramente una trama adatta alla trasposizione cinematografica, come in effetti è stato fatto.

Aggiungiamo a quanto ideato da Palahniuck per il personaggio di Tyler il volto di Brad Pitt ed è fatta: tutti pronti a seguirlo anche in capo al mondo.

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Trama

FIGHT CLUB - CHUCK PALAHNIUK

Tyler Durden, disilluso dalla cultura vacua e consumistica imperante nel mondo occidentale, è un giovane che si trascina in una vita fatta di bugie e di fallimenti.

La sua unica valvola di sfogo sono gli incontri clandestini di boxe nei sotterranei dei bar.

Tyler crede di aver trovato in questo modo una strada per riscattare il vuoto della propria esistenza; ma nel mondo del pugilato non c’ è posto per alcuna regola, freno o limite.

Dal romanzo il regista David Fincher ha tratto un film. Postfazione di Fernanda Pivano.

FIGHT CLUB - CHUCK PALAHNIUK
Buona lettura, SIMONA.

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